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Superyacht e lusso a Olbia, col nuovo porto un giro da 100 milioni di euro

16 Marzo 2025 · Giovanna Tamponi

Il boom dei superyacht in Gallura, Olbia punta al turismo di lusso

La Gallura si conferma una delle mete più ambite per il turismo nautico di lusso e Olbia vuol inserirsi nel settore dei superyacht. Un mercato con numeri da capogiro registrati nella stagione giugno-settembre 2024. Durante questo periodo, lungo la costa di Olbia, Golfo Aranci e Tavolara (sul versante occidentale), erano presenti ben 2.700 superyacht (di dimensioni superiori ai 24 metri), un dato che dimostra il potenziale del territorio. Un settore, quello della nautica che, secondo un recente studio condotto da Guido Piga per UniOlbia e dal Cipnes in collaborazione con la Direzione Marittima di Olbia, ha generato un giro d’affari superiore ai 4 milioni di euro. Trainando l’economia locale e creando un indotto significativo per le imprese del territorio. Ma il vero motore di questa crescita sarà il progetto del nuovo porto turistico al Molo Brin. Destinato a trasformare Olbia in una destinazione internazionale per il turismo nautico di fascia alta.

Il nuovo porto, con i suoi 17 posti dedicati a yacht e maxi yacht, rappresenta un’opportunità senza precedenti per attirare armatori altospendenti. Secondo dati raccolti da personale tecnico specializzato e riviste dedicate come PressMare, ogni yacht potrebbe generare una spesa giornaliera compresa tra 270.000 e 470.000 euro, in base alle dimensioni dei natanti e alla stagione. Questo significa che, nei cinque mesi di alta stagione (giugno-ottobre), il giro d’affari potrebbe oscillare tra 40 e 65 milioni di euro. Anche nei restanti sette mesi dell’anno, in bassa stagione, ipotizzando che non tutti i posti barca vengano occupati e ci siano costi di gestione più bassi, il fatturato stimato si aggirerebbe comunque tra 35 e 55 milioni di euro, portando il totale annuo a cifre stratosferiche: da 75 a 120 milioni di euro.

Dove finiscono questi soldi? La ripartizione:

  • Carburante e manutenzione: il 40% della spesa, pari a 30-48 milioni di euro all’anno, verrà utilizzato per rifornimenti ed interventi tecnici.
  • Il 20%, ovvero 15-24 milioni di euro, andrà agli stipendi dei membri dell’equipaggio, che su uno yacht di 75 metri possono essere 25-30 persone. Con salari mensili che variano dai 4 ai 15mila euro.
  • Servizi a terra: il 25%, pari a 18-30 milioni di euro, sarà destinato a trasporti, shopping, cene nei ristoranti stellati e attività di lusso.
  • Eventi e intrattenimento: il 15%, ovvero 11-18 milioni di euro, sarà investito in esperienze esclusive, come spostamenti in elicottero o jet privato e serate mondane.

Questi numeri non sono solo astrazioni finanziarie: rappresentano un’opportunità concreta per ristoratori, artigiani, aziende di servizi e l’intero comparto del lusso locale. Il nuovo porto diventerà un volano economico, capace di coinvolgere l’intera filiera produttiva e commerciale della regione.

Chi potrà ormeggiare

Uno dei principali vantaggi del nuovo porto è la capacità di soddisfare una domanda crescente di ormeggi per imbarcazioni di grandi dimensioni, fino a 150 metri. Per esempio, potrà ospitare lo yacht di Jeff Bezos, lungo 127 metri, quello di Bernard Arnault, che supera i 100 metri e quello di Bill Gates, lungo “appena” 68 metri. Attualmente, queste imbarcazioni sono costrette ad attraccare altrove, perdendo importanti opportunità per il territorio. Con il nuovo porto, invece, Olbia potrà accogliere yacht di qualsiasi dimensione e offrire servizi di manutenzione presso le strutture già presenti nella zona industriale olbiese. Questo rafforzerà il polo cantieristico locale, creando nuovi posti di lavoro e richiedendo figure qualificate, formate grazie ai corsi di Ingegneria Navale promossi dalla Regione Sardegna e dalle Università di Sassari e Cagliari e al Dipartimento dell’Innovazione promosso dall’Università di Sassari.

Già 13mila posti barca nel Nordest

Con 13.000 posti barca già presenti nel quadrante nord-est della Sardegna, Olbia è il comune con il maggior numero di ormeggi (3.900). Tuttavia, la concentrazione massiccia di imbarcazioni nei periodi estivi può causare problemi di gestione e rischi ambientali legati all’ormeggio selvaggio. Il nuovo porto, con ormeggi perpendicolari alla banchina, contribuirà a ridurre queste criticità, alleggerendo la pressione sui porti esistenti come Marina di Olbia, Cala dei Sardi, Isola Bianca e Golfo Aranci.

La trasformazione delle Officine Mameli in un complesso misto, comprendente un ristorante, probabilmente alcune aree commerciali oltre agli uffici amministrativi, rappresenterà un passo importante per valorizzare uno storico sito industriale. L’obiettivo è offrire un’esperienza unica, combinando la tradizione gastronomica sarda con un servizio raffinato, in un contesto esclusivo affacciato direttamente sulle banchine del nuovo porto. Ovviamente con creazione di nuovi posti di lavoro.

Uno degli obiettivi dichiarati è quello di allungare la stagione turistica, spostando l’attenzione dai mesi estivi a quelli “fuori stagione”. Offrendo servizi di qualità e infrastrutture moderne, il porto renderà Olbia una meta interessante anche durante l’inverno.

L’equilibrio tra superyacht e altre forme di turismo a Olbia

Per creare un equilibrio tra lo sviluppo del settore dei superyacht e l’inclusione di altre forme di turismo, è fondamentale adottare strategie che favoriscano l’interconnessione tra i diversi segmenti economici del territorio. Un primo passo può essere la realizzazione di eventi e percorsi esperienziali che coinvolgano non solo i turisti di lusso, ma anche visitatori interessati alla cultura locale. Per esempio, si potrebbero organizzare tour enogastronomici riservati agli ospiti degli yacht, ma aperti anche ai turisti tradizionali, incentivando la visita a cantine, aziende agricole e ristoranti tipici.

Inoltre, la collaborazione tra operatori del settore nautico e attività locali potrebbe essere rafforzata attraverso iniziative congiunte, come pacchetti turistici che includano escursioni nell’entroterra, visite ai siti archeologici o esperienze artigianali. Questo permetterebbe di distribuire meglio la ricchezza generata dal turismo nautico, favorendo anche il commercio locale e le piccole imprese.
Un altro elemento chiave è la creazione di infrastrutture e servizi che rendano il territorio attrattivo tutto l’anno, non solo nei mesi estivi. Eventi culturali, festival e mostre potrebbero essere organizzati in periodi di bassa stagione, attirando un pubblico diversificato e contribuendo alla destagionalizzazione del turismo. In questo modo, il settore dei superyacht non resterebbe isolato, ma diventerebbe un volano per uno sviluppo turistico più ampio e sostenibile.