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Tempio Pausania

Tempio Pausania, polemica sulle indennità dei sindaci e assessori

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La polemica sulle indennità di sindaco e assessori a Tempio.

A Tempio Pausania le polemiche non attendono mai il calendario ufficiale della politica. Anche quando sembrano non esserci, finiscono per nascere spontaneamente. È quanto sta accadendo in queste settimane, con il dibattito sulle indennità degli amministratori comunali, che ha finito per infiammare un clima già carico in vista delle amministrative del 2025.

E allora partiamo dai numeri. Il sindaco di Tempio Gianni Addis ha visto incrementare negli anni gli emolumenti a 9.065,85 euro lorde, il vicesindaco Anna Paola Aisoni a 4.986,22 euro, e gli altri assessori Liguori, Vargiu, Quargnienti e Cossu 4.079,63 euro con un costo mensile per la Giunta Comunale, al netto di eventuali rimborsi, di 30.370,59 euro.

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Al centro della discussione le questioni delle retribuzioni previste per sindaco e assessori. Alcuni sostengono che l’interesse crescente per le prossime elezioni comunali a Tempio non sarebbe legato alla volontà di contribuire al bene comune, bensì all’entità dei compensi. In questo contesto, qualcuno è arrivato persino a proporre che tutti i futuri nuovi candidati firmino un impegno formale a rinunciare, in caso di elezione, al 100% delle indennità.

La segretaria del Pd

Una proposta che ha suscitato inevitabilmente reazioni e riflessioni. In uno di questi post recenti, Marina Tamponi, segretaria del Partito Democratico cittadino, ha rilanciato il dibattito proponendo una soluzione intermedia: “Il sindaco ne prende oltre 9.000 euro. Io mi accontenterei di un impegno, da parte di tutti i candidati (vecchi e nuovi), a ridurre del 30-40% le indennità. Fare l’assessore o il sindaco richiede tempo, dedizione, rinunce personali e professionali. Ma non si può tollerare un’indennità ‘immorale’ come quella attualmente riconosciuta ai nostri amministratori“.

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La segretaria del Pd richiama quindi anche “i vecchi“, ovvero i politici in carica. Perché tra le riflessioni emerse, spicca quella rivolta ai futuri candidati, dimenticando gli attuali amministratori, che hanno già scelto di applicare l’adeguamento massimo delle indennità previsto dalla recente riforma. E tra i cittadini non è mancato, su questo, una punta di ironia: “I nuovi lo fanno per i soldi, i vecchi no. Loro li prendono perché sono obbligati. Ma chissà se, una volta ricandidati, saranno disposti anche loro a rinunciare al 100% delle indennità”.

La cronaca nazionale ha mostrato che in molte amministrazioni, anche più grandi di Tempio, si è discusso di una possibile riduzione delle indennità, in alcuni casi adottata in forma simbolica per sostenere progetti sociali o i bilanci comunali.

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