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La Maddalena

Parco La Maddalena, la proposta dei nautici per proteggere le dune

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La difesa delle dune del Parco di La Maddalena.

Una disciplina unica per chi raggiunge le spiagge dell’Arcipelago di La Maddalena, senza differenze legate al tipo di imbarcazione utilizzata. È la richiesta avanzata dall’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna, che propone un sistema di tutela particolarmente rigoroso per gli arenili più delicati del Parco Nazionale. La proposta prevede che l’accesso alle spiagge avvenga esclusivamente a nuoto, senza portare attrezzature, con la permanenza limitata alla fascia del bagnasciuga. A questo si aggiunge una protezione stringente delle dune e della vegetazione pioniera, considerate elementi particolarmente sensibili dell’ambiente costiero.

L’associazione, pur rappresentando il settore nautico, sostiene quindi la necessità di introdurre restrizioni più severe anche nei confronti degli stessi operatori. Il punto centrale della posizione è però l’applicazione delle medesime regole a tutti coloro che raggiungono gli arenili. “Siamo operatori nautici, ma chiediamo regole più severe anche per noi. Se servono a proteggere realmente l’ambiente, siamo pronti ad accettarle”, spiega il presidente Claudio Denzi. La contestazione riguarda soprattutto le differenze previste in base alla categoria delle unità.

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Secondo l’associazione, infatti, le unità in locazione senza conducente non possono effettuare lo sbarco, mentre quelle destinate al noleggio devono rispettare determinati requisiti. Nel frattempo, viene evidenziato, i privati possono continuare a raggiungere le spiagge e sugli stessi arenili possono arrivare anche i turisti trasportati dalle unità adibite al traffico passeggeri. Da qui nasce la domanda posta dagli operatori: se l’obiettivo è tutelare l’ecosistema, la protezione dovrebbe dipendere dalla quantità di persone che raggiungono una determinata area e non dalla classificazione amministrativa dell’imbarcazione.

L’associazione propone quindi di utilizzare come riferimento la pressione antropica e la capacità di carico dei singoli siti. In questa prospettiva, le regole dovrebbero essere stabilite sulla base della vulnerabilità ambientale della spiaggia e del numero di persone che può essere sostenuto senza compromettere dune, vegetazione e arenile. Un’altra questione sollevata riguarda i criteri utilizzati per le autorizzazioni. L’associazione contesta in particolare l’attribuzione di 40 punti ad alcune unità a motore e di 20 alle imbarcazioni a vela. Gli operatori chiedono di conoscere le motivazioni scientifiche alla base di questa differenza. “Se esistono studi o indicatori ambientali che giustificano il doppio dei punti, chiediamo che siano resi pubblici”, sostiene Denzi.

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La posizione dell’associazione, dunque, non punta alla riduzione dei vincoli, ma alla loro uniformità. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema nel quale la tutela ambientale prevalga sulle distinzioni tra categorie di utenti. “Non chiediamo meno vincoli, ma vincoli seri e uguali per tutti”, conclude Denzi, ribadendo che la protezione delle spiagge dovrebbe riguardare chiunque vi acceda, indipendentemente dal mezzo utilizzato per raggiungerle.

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